Un festival ridotto ma mai minimal
Torna il Sulmonacinema Film Festival, dal 3 al 7 dicembre, ventinovesima edizione a rischio fino all’ultimo a causa dei finanziamenti ridotti all’osso e di un cinema concesso in extremis.
Siamo qui in versione ridotta ma mai minimal, dove le suggestioni che animano ogni anno il festival e ne riempiono il palinsesto hanno subìto un taglio forzato ma si ritrovano tutte nei titoli scelti dal direttore artistico Roberto Silvestri e rappresentano, con più forza delle passate edizioni - proprio perché costretti alla dieta di film internazionali - quella tendenza all’italieno che perseguiamo da ormai qualche anno.
Il concorso di opere prime e seconde è infatti popolato di registi con film dal respiro e dall’ambientazione internazionale, come è il caso di ‘The dark side of the sun’ di Carlo Shalom Hintermann. Poi ci sono film già acclamati in altri festival che affrontano tematiche contemporanee con sguardo sensibile (‘Io sono Li’ di Andrea Segre e ‘Corpo Celeste’ di Alice Rohrwacher) e anteprime nazionali come ‘Cacao’ di Luca Rea, love story demenziale in forma di commedia fumettistico-surreale.Come accade ormai da diverse edizioni, l’immagine del Festival attinge al felice filone grafico degli anni ’70: quest’anno il manifesto riprende il simbolo di Lotta Continua, combinandolo con la usuale citazione del monumento cittadino a Ovidio. Non per nostalgia di un periodo che ebbe peraltro aspetti oscuri, quanto per il riemergere di una sensibilità analoga a quella che fu alla base di tante battaglie culturali e che oggi si palesa nei movimenti spontanei, cd. ‘dal basso’, che animano le piazze e che rivendicano diritti civili e sociali fondamentali. E il cinema, in quanto arte ‘collettiva’ e per tutti è solo un’arma in più in questa lotta contro i nuovi e i vecchi capitalismi, come dimostrano i documentari che vedremo nella sezione ‘Metamorfosi del Mediterraneo’, tra i vari: ‘Tahrir’ di Stefano Savona e ‘Pugni Chiusi’ di Fiorella Infascelli.
A sostenere il festival e la sala che lo ospita (auspicandone la riapertura!) giungerà da Roma una delegazione del Teatro Valle Bene Comune, che porterà la propria esperienza a Sulmona, città privata della sua unica sala cinematografica, gestita fino a qualche tempo fa con grande passione dall’Associazione Culturale Sulmonacinema. Una gestione che ha portato al cinema non solo tante pellicole in prima visione appartenenti al normale circuito cinematografico, ma anche film indipendenti, rassegne musicali, grandi e piccoli concerti, spettacoli teatrali, attraverso la collaborazione con le diverse realtà culturali della città che avevano trovato nel cinema Pacifico accoglienza e motivo di aggregazione.
Accanto ai film della 29esima edizione, su questa linea si inserisce un esperimento teatrale, una perfomance artistica ideata da Pietro Faiella, attore, regista e traduttore, che darà vita ad un casting cittadino per mettere in scena monologhi cinematografici d’autore in una sorta di gara mnemonico-espressiva che avremo l’opportunità di vedere ricomposta in forma videoartistica durante l’ultima serata del festival, insieme ad una performance teatrale live, un ‘One man show’ di Faiella su testo tratto da Grumberg.
E infine, dulcis in fundo, presidente di giuria della ventinovesima edizione sarà Enrico Ghezzi, il padre di Blob e Fuori Orario, direttore di festival, critico e autore, colui che di cinema ha parlato in sincro e fuori sincro e che a Sulmona assegnerà l’Ovidio d’argento al miglior film 2011, insieme ad una giuria composta da studenti delle scuole di cinema.



